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SMM Cop28052019

Staccando l’ombra da terra

Prendo in prestito il titolo del bellissimo romanzo di un grande scrittore italiano (Daniele Del Giudice, Staccando l’ombra da terra, Torino, Einaudi, 1994) per tentare di descrivere, fin da subito, l’incredibile emozione che si prova nel volare con un velivolo ultraleggero; nel nostro caso il VDS avanzato Savannah S in versione idrovolante, della scuola di volo Vittoria Alata della ASD SportAction, pilotato da Max Barro.
L’appuntamento è per la mattina alle dieci in punto, presso l’Aviosuperficie Santa Lucia di Comezzago Cizzago (BS), al limitare del bellissimo territorio della Franciacorta.
Ad accoglierci troviamo Francesco Piccinelli, presidente della ASD SportAction, con la sua deliziosa consorte, Max barro, esperto pilota avanzato VDS e Davide Turelli, pilota PPL ed istruttore volo VDS dal 1999.

La prima mezz’ora la passiamo a visitare l’enorme spazio che ospita la scuola di volo SportAction-Vittoria Alata.  Ordinati di fianco alla pista di decollo in erba, ci sono i nuovissimi hangar e l’officina, dove incontriamo Davide Turelli intento ad assemblare nientemeno che un nuovo ultraleggero; la Club House, che ci accoglie con dei buonissimi pasticcini, e tutto quello che necessita per fare di questa Aviosuperficie uno dei fiori all’occhiello in Italia, per il volo leggero.
Dopo una esauriente spiegazione da parte di Max Barro su come è costruito, che tipo di materiali utilizza, che motore monta e come si comporta nell’aria un velivolo di questo genere, arriva il momento di fare il giro di prova.
Sospinto dall’eccitazione di provare un’emozione così intensa, vinco le mie titubanze e mi propongo come primo volontario.

Finalmente a bordo. Allacciate le cinture di sicurezza, nel ristretto abitacolo Max mi istruisce su quelle che sono le procedure da utilizzare, sull’utilizzo delle cuffie a controllo vocale e sulle funzionalità dei mille strumenti che affollano il quadro di comando. Appena finisce di parlare ho già dimenticato tutto, concentrato come sono sull’esperienza incredibile che sto per provare.

Un breve scambio di parole via radio per annunciare il decollo e poi si parte.
L’elica inizia a roteare più forte, le vibrazioni aumentano e il piccolo aereo comincia ad avanzare, per allinearsi nella posizione di partenza sulla pista di decollo.
Qualche secondo e l’aereo è correttamente allineato con la pista. Segue la rotta con il muso, come gli uccelli migratori. Max si gira verso di me, sorride e mi chiede: si va? Io alzo il pollice in senso affermativo e appoggio la schiena sul sedile, in attesa della spinta che sta per arrivare, e che ci trasporterà in un’altra dimensione.

L’esperienza del decollo, con un ultraleggero, non ha niente a che vedere con quella di un volo di linea. Si tratta di una vera e propria mutazione, una metamorfosi.
Come il bruco che diventa farfalla, durante il decollo la struttura in carbonio e kevlar diventa un aeroplano. Diventa ciò che è, attraverso il passaggio da un elemento all’altro.
Per mezzo della trazione dell’elica e della resistenza dell’elemento naturale, che gradualmente accoglie il velivolo all’interno della sua dimensione, caotica e ordinata al tempo stesso, l’aereo corre veloce sulla pista, vibra, irrompe e sobbalza tra la terra e l’aria, per poi finalmente staccarsi da terra ed entrare nella meraviglia del fluido e nello stupore di un volo lieve e sottile, sensibile ad ogni soffio di vento, ad ogni piccolo moto di questo sconfinato mare che ci sovrasta.

Il volo è breve, ma abbiamo il tempo di provare un paio di manovre, un rallentamento quasi fino allo stallo e una virata a 360 gradi che riporta il nostro velivolo sulla sua stessa scia, facendolo sobbalzare come una barca che incontra un’invisibile onda trasversale.
Ma soprattuto ho il tempo di apprezzare la differenza che esiste nell’osservare la linea dell’orizzonte da quassù, il disegno dei campi coltivati, i colori, le montagne e la foschia delle nuvole, che diventano il paesaggio a cui ora appartengo, anche se solo per qualche minuto.

Un’esperienza indimenticabile, magari da ripetere con più tempo a disposizione, ma che consiglio senza ombra di dubbio a tutti quanti abbiano voglia di provare un’emozione irripetibile, sia da passeggero che, perché no, da apprendista pilota, sotto l’esperta guida degli istruttori della scuola di volo Vittoria Alata.

 

Ivan Scotti

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