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Fotografia sportiva, un punto di vista privilegiato.

La fotografia ha un rapporto singolare e molto intimo con lo sport perché, storicamente, è il medium principale attraverso il quale le grandi e le piccole imprese degli atleti di tutto il mondo sono riuscite ad arrivare nelle nostre case,  sotto i nostri occhi; immortalate sulle pagine dei giornali e delle riviste patinate, o conservate in un vecchio album di ricordi.

La fotografia – lo sappiamo tutti – è comunicazione. In quanto tale, ogni foto dovrebbe contenere, se non un significato ben preciso, quantomeno un messaggio, seppur a volte velato di ambiguità e doppiezza.

Anche la fotografia sportiva, pur essendo un settore specifico, non può sfuggire a queste semplici regole; deve saper trasmettere l’intensità e la perfezione esemplare del gesto atletico, del movimento, la potenza di un atleta o l’emozione degli spettatori che assistono alla perfomance, il flusso di sguardi tra due contendenti; questo e tanto altro ancora.

Soggetto, luce, inquadratura, composizione, scelta dell’esatto momento, sono gli elementi del discorso fotografico. Attraverso il controllo di questi fattori l’autore opera delle scelte, e ci restituisce una parte di realtà, filtrata attraverso la sua idea, la sua weltanschauung (visione del mondo).

Ma la foto non è la realtà, e nemmeno la sua copia; è una traslitterazione, un passaggio dal mondo reale, che è quadridimensionale – non dimentichiamo la dimensione del tempo – ad uno bidimensionale. Ed è proprio durante questo passaggio che la foto viene caricata, o privata totalmente, di significato.

In una situazione come quella attuale, in cui tutti indistintamente sono o si ritengono in grado di fare click sul tastino del proprio dispositivo mobile, nel tentativo di fermare un istante e consegnarlo a chissà quale sventurata posterità, la fotografia trova la sua ragione d’essere solamente nel momento in cui si riappropria del suo ruolo primario, ovvero la possibilità di osservare e raccontare le cose e gli avvenimenti da un punto di vista peculiare e soggettivo. E il punto di vista, in questo caso, è quello dell’autore della foto.

Utilizzo il termine autore, invece di fotografo, perché ritengo che prima ancora della tecnica o dell’attrezzatura usata, sia l’occhio che fa la foto. È l’intenzione di chi osserva la scena e decide di ricomporla all’interno di uno spazio limitato, restituendola al nostro sguardo in maniera che sia ancora più efficace, più intensa della stessa realtà che ha di fronte.

Questo significa che la fotografia è sopratutto l’arte di evocare, di indicare un aspetto del mondo che già esiste, ma che la sensibilità del fotografo riesce a sottolineare, a mettere in evidenza attraverso un punto di vista personale e unico. Fotografare significa quindi, prima di tutto, comunicare un’idea. Ma per poter esprimere un’idea bisogna prima formularla; la conditio sine qua non è che ci deve essere una precisa volontà per comunicare, un’idea esatta di cosa e come.

Il processo che porta alla realizzazione di una buona fotografia è un processo di selezione. Il fotografo deve saper vedere, nella disgregazione del mondo reale, quel particolare momento o quella particolare luce che restituiranno alla sua immagine quello che lui voleva rivelare. E dentro al fotogramma, magicamente, dovranno esserci solo gli elementi utili al racconto, tutto il resto deve essere eliminato in partenza.

Tornando al nostro argomento principale, la fotografia sportiva deve necessariamente essere testimonianza di un punto di vista privilegiato, e questo avviene quando l’autore, attraverso l’esperienza e la purezza della sua arte, riesce a congelare il momento perfetto, a cristallizzare un istante e renderlo immortale, restituendo all’osservatore tutta l’intensità e la sfolgorante bellezza di un attimo sfuggente, unico e irripetibile.

Tutti abbiamo negli occhi delle immagini memorabili, fotografie che hanno consegnato alla storia grandi imprese sportive, epiche ed emozionanti; ciononostante, il mio mestiere mi ha insegnato che anche la più piccola manifestazione di provincia è in grado di regalare forti emozioni e grandi insegnamenti.

Lavorare ai Giochi Olimpici e fotografare stelle mondiali per Sport Illustrated, certo non dispiacerebbe a nessun fotografo. Ma l’espressione raccolta, o stravolta dallo sforzo, di un atleta sconosciuto e il sorriso aperto e sincero di un bambino, felice per il suo risultato,  non sono forse altrettanto importanti? Come fotografo professionista, ho il compito e il privilegio di trasmettere anche questo messaggio.

 

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