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Copertina Notte Oscar

L’improbabile Notte degli Oscar 2017

Si è conclusa in modo alquanto inaspettato l’edizione 2017 della magica Notte degli Oscar, tenutasi come sempre al Dolby Theatre a Hollywood e condotta quest’anno dal comico Jimmy Kimmel, uno dei protagonisti del late night catodico statunitense.

 

Un’edizione che, come da tradizione, ci ha incollato al televisore con la sua intensa attrazione emotiva ed affettiva, derivata dalla presenza in platea e sul palco di numerose star dello spettacolo.

Quest’anno la manifestazione è stata anche caratterizzata da un atteggiamento di solidarietà nei confronti di ogni etnia, orientamento sessuale e credo religioso, in netta contrapposizione al clima politico attuale negli USA.

 

Ma l’89esima edizione dell’evento cinematografico più importante e antico del mondo resterà presumibilmente indimenticabile, non tanto per i film premiati o per i discorsi emozionanti delle varie personalità, ma per l’enorme e ridicola gaffe avvenuta alla consegna dell’ultima statuetta, quella per il miglior film (forse la più importante).

Gli spettatori hanno dovuto assistere ad una scena bizzarra: il presentatore Warren Beatty è visivamente stupito del contenuto della lettera e dopo essersi confrontato con la collega Faye Dunaway, cercando di nascondere l’imbarazzo, legge il titolo La La Land, il musical di Damien Chazelle.

Peccato che, proprio mentre uno dei produttori del film stia procedendo con i consueti ringraziamenti, intervengono sul palco gli organizzatori dell’evento annunciando, forse troppo tardi, che il vero vincitore nella categoria principale è Moonlight, il dramma black di Barry Jenkins.

 

Ma il pasticciaccio dell’annuncio sbagliato per l’Oscar del miglior film non è stata l’unica gaffe della serata. Un altro errore sta provocando un ulteriore mal di pancia agli organizzatori dell’89esima edizione degli Oscar. Nel segmento dedicato alla memoria degli artisti scomparsi, la foto di una persona viva e vegeta è apparsa sotto il nome della costumista Janet Patterson, defunta nell’ottobre 2015. Jan Chapman, produttrice cinematografica australiana ora si dice “psicologicamente devastata” per aver scoperto la sua immagine sotto il nome della collega scomparsa.

 

Indubbiamente, come già preannunciato, questa edizione verrà sicuramente ricordata per il disguido causato dallo scambio delle buste, errore talmente grossolano che potrebbe prestarsi a interpretazioni metacinematografiche. (sembra in effetti il finale di un film).

Se era tutto preordinato per dare corpo e interesse a una serata dove quasi tutte le previsioni della vigilia si sono rivelate esatte, ci spiace solo che tutto questo sia stato fatto sulla pelle di due grandi icone come Beatty e la Dunaway, oggi sbeffeggiate in ogni dove. Il finale di “Gangster Story”, dove i corpi dei protagonisti vengono crivellati dalle pallottole consegnando Bonnie & Clyde alla leggenda, appare tutto sommato meno crudele di questo.

 

Andrea Giacomazzi

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