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Letteratura Sport Cultura

OPEN – Andre Agassi

Odi et amo è il titolo e insieme l’incipit del carme 85 del poeta latino Catullo.

Il carme, per la sua notorietà e l’enorme forza dovuta al contrasto dei sentimenti che esprime, è stato tradotto nei secoli da autorevoli latinisti, scrittori e grandi poeti. famosa è la versione di Salvatore Quasimodo: “Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento”.

In questo epigramma, alla luce di questo grande tormento, è compresa tutta la storia, pubblica e privata di Andre Agassi e del suo travagliato e contraddittorio rapporto con il tennis.

Un libro che affascina fin dalla prima pagina, incalzante e robusto, mirabilmente scritto dalla raffinata penna di J. R. Moehringer, giornalista e romanziere, premio Pulitzer nel 2000 e ghostwriter del libro in oggetto.

 

Sulla copertina non figura il nome di J. R. Moehringer “per sua stessa volontà”, spiega Andre Agassi a pag.496 del libro, nel brevissimo paragrafo finale intitolato “Ringraziamenti”.

Eppure, se la storia del kid di Las Vegas ci appare così affascinante e avvincente, se il libro ci cattura e ci obbliga a lunghe apnee, isolandoci da tutto il resto del mondo per i pochi giorni necessari a completarne la lettura, è merito sopratutto del grande talento di narratore del giornalista americano, a cui vanno giustamente resi gli onori di tale eccellente lavoro.

Più che di una biografia, si tratta a tutti gli effetti di un romanzo di formazione, della storia di un adolescente dotato di un grandissimo talento naturale, che fin da piccolo viene obbligato dal padre, ossessionato dall’idea di fare di lui un campione, a colpire migliaia di palline al giorno, sparate da una macchina lanciapalle da lui stesso modificata, e che il piccolo Andre vede con terrore, soprannominandola “il drago”.

 

È la storia di un adolescente in fuga da se stesso, che irrompe nel mondo reazionario e borghese del tennis come un tornado a cui nessuno era preparato, e che nel giro di pochi anni diventa idolo delle folle, campione di Wimbledon e icona pop.  Ma è anche la storia di un ragazzo fragile, a cui è stato negato il diritto alla spensieratezza, al piacere dello sport inteso come puro divertimento, un ragazzo, per certi aspetti, come tanti, pieno di paure e insicurezze:

Partecipo al primo U.S. Open sul finire dell’estate del 1986, ansioso di alzare il livello dello scontro. Poi, dal finestrino dell’aereo, scorgo il profilo di New York e il mio entusiasmo evapora. È una bella vista, ma tale da intimidire qualcuno cresciuto nel deserto. Così tanta gente. Così tanti sogni. Così tante opinioni.

 

In continua lotta con il padre, gli allenatori e il mondo intero, che da lui pretendono sempre di più, in un crescendo senza fine, Agassi imboccherà un sentiero che lo porterà ad essere costantemente al centro dell’attenzione dei media, anche per le sue scelte di vita, a partire dal suo look più simile a quello di una rock star che a quello di un tennista, fino alle sue controverse storie d’amore con Barbra Streisand, Brooke Shields e l’attuale compagna, Steffi Graf, che gli ha dato due figli, Jaden e Jaz.

 

Al di la dei momenti – rari – in cui si parla specificatamente di tennis, durante i quali Andre racconta in prima persona le emozioni vissute durante i match e diversi aneddoti su alcuni dei suoi grandi rivali, come John McEnroe, Pete Sampras, Boris Becker, Goran Ivanisevic, il libro narra sostanzialmente del percorso iniziatico che il giovane ragazzo di Las Vegas ha dovuto affrontare per diventare finalmente se stesso, per capire quali sono le cose importanti della vita e maturare una visione del mondo che lo porta ad essere il vero Andre, quello che oggi conosciamo, grande campione e grande persona, due concetti che difficilmente possono essere separati.

Io non credo che Wimbledon mi abbia cambiato. Anzi, ho la sensazione di essere stato messo a parte di un piccolo, ignobile segreto – vincere non cambia niente. Adesso che ho vinto uno slam, so qualcosa che a pochissimi al mondo è concesso sapere. Una vittoria non è così piacevole quant’è dolorosa una sconfitta. E ciò che provi dopo aver vinto non dura altrettanto a lungo. Nemmeno lontanamente.

 

Agassi, A. Open, Giulio Einaudi Editore, 2011, Torino

 

Ivan Scotti

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